Messaggio da parte di Carlo Piana (avvocato di FSFE)

Carissimi,

avrei voluto di cuore essere presente a questo evento, per l'importanza dell'argomento in discussione.

Sappiamo che la tecnica e il diritto non sono due mondi separati, ma nel mondo informatico tale affermazione è, se vogliamo, ancora più vera. Il Trusted computing, i DRM o come vogliamo chiamare il fenomeno sono un classico esempio dove la tecnica può sconfiggere il diritto e le libertà. Chi controlla la tecnologia, pertanto, diventa il sovrano che può imporre le proprie leggi ed essere, come si diceva una volta, /legibus solutus/, libero dall'osservanza delle leggi.

La legge impone a chiunque di consentire di fare copie di backup? Bene, mettiamo un DRM, usiamo una legge come il Digital Millennium Copyright act o la Direttiva europea sul copyright, che proibisce di aggirare i dispositivi di protezione, ed ecco che il diritto dell'utente di conservare copie di backup scompare. La legge vieta e dichiara nulle le clausole che hanno come oggetto quello di vietare l'ulteriore circolazione di una copia validamente acquistata di un'opera? Bene, prendiamo il nostro sistema operativo mettiamoci sopra un DRM che controlla l'hardware su cui il sistema è installato e per il quale è “autorizzato”, non diamo all'utente il codice di ri-attivazione se l'hardware è cambiato e così impediamo che la copia del software venga rivenduta “usata”, se non con l'hardware originale. Così se il mio computer si rompe, si “rompe” (notare le virgolette) anche la copia del software. La legge promuove l'interoperabilità dei sistemi, consente perfino la decompilazione del codice eseguibile per assicurare tale obiettivo? Bene, creiamo il “trusted computing”, diciamo noi cos'è “trusted” e cosa non è “trusted” (e per “noi” intendo non il proprietario del sistema, ma il produttore), e così chi non è “trusted” (ad esempio il software libero, ovviamente per definizione… loro) si scorda di interoperare con noi, con i nostri computer, con i nostri sistemi operativi, persino con i nostri siti web.

Bene. Anzi, male.

Tutto ciò non è ammissibile. Lo stato, gli stati, non possono abdicare alla propria funzione normativa, esercitata nell'interesse di tutti, solo perché non si riesce a trovare contromisure a uno strapotere tecnologico di chi usa la tecnica contro i diritti della comunità, in nome “dell'innovazione”, “del progresso”, “della sicurezza”. Chi non si accorge che tutto questo è vaniloquio? Chi si scorda che coloro che pretendono oggi di scrivere il vangelo della sicurezza e del progresso, fin'ora hanno creato un sistema prono a tutte le insicurezze e hanno impedito l'innovazione in tutti i campi dove l'innovazione l'avrebbero fatta gli altri?

È un ritornello fin troppo noto, ed è per coincidenza lo stesso che sentiamo a proposito dei brevetti software: “proteggere l'innovazione, proteggere gli investimenti”. Ma di chi? Dei pochi che, già affermati, possono permettersi di sostenere gli enormi costi necessari per mantenere un sistema brevettuale (o meglio, di non curarsene, perché nel sistema delle licenze incrociate). Se i brevetti software fossero esistiti vent'anni fa, IBM avrebbe spazzato via Microsoft chiudendole i rubinetti della tecnologia. Chi pensa, e sono sicuro sono in molti, che ciò sarebbe stato un bene si inganna, perché noi dobbiamo essere nella posizione di garantire a chiunque, compresa Microsoft, di creare innovazione e portare concorrenza.

Così come i brevetti software sono spacciati per un motore di innovazione, quando invece sono solo una privativa che non dà niente in cambio alla società (mentre i brevetti sono nati per consentire l'avanzamento della tecnica per tutti, in cambio di un monopolio limitato nel tempo), il Trusted computing è spacciato come un presidio per la sicurezza, quando invece è nei fatti concepito come una barriera per consentire solo a qualche produttore, certo i più “amici”, la possibilità di produrre software per la piattaforma dominante oggi, di accedere a Internet domani. Il potere di dare patenti di liceità nella produzione della tecnologia è un potere che fa spavento nelle mani di un governo democraticamente eletto. Figuriamoci nelle mani di pochi, soprattutto di quanti finora hanno dato scarsa prova di liberalità e sano spirito competitivo, come le cause che sto seguendo per conto della Free Software Foundation Europe illustrano alla perfezione.

Qualunque attività di divulgazione seria e indipendente sul tema, come quella di oggi, è dunque benemerita e deve ricevere plauso e attenzione. Perché l'opinione pubblica capisca che, come dice Benjamin Franklyn: “Those who would give up Essential Liberty to purchase a little Temporary Safety, deserve neither Liberty nor Safety”.

Un saluto

Carlo Piana


Avv. Carlo Piana
Studio Legale Tamos Piana & Partners
Via Ciro Menotti 11 - 20129 Milano
http://www.avvocatinteam.com
infoavvocatinteam.com
tel +39 02 7000 6392
fax +39 02 76113344
GPG - PGP public key: http://www.avvocatinteam.com/system/files?file=cpiana.txt
fingerprint: B0C6 F24C 0DF9 6A6D 4C98 BE48 8247 5F1B 6E2D 4FD2

giornatatcpa/msgpiana.txt · Last modified: 2006/10/24 16:41 (external edit)
CC Attribution-Noncommercial-Share Alike 3.0 Unported
chimeric.de = chi`s home Creative Commons License Valid CSS Driven by DokuWiki do yourself a favour and use a real browser - get firefox!! Recent changes RSS feed Valid XHTML 1.0